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La Storia della Sforzesca....


Nella valle del Ticino, a ridosso di Vigevano, con una campagna di acquisizioni, Ludovico il Moro idea una vasta tenuta di caccia e con valenza produttiva con al centro l'edificio della cascina a pianta quadrata. Questa presenta quattro padiglioni rettangolari disposti agli angoli e utilizzati come residenza. I segmenti di unione delle torri sono utilizzati come stalle o depositi. Era presente anche una chiesa poi parrocchiale di S.Antonio Abate. Altri nuclei rurali punteggiano la proprietà, arricchita dell'altra chiesetta settecentesca di S. Vittore, di un cimitero domenicano e della villa Saporiti, costruita in epoca neoclassica.

La Sforzesca, che consistette nella riorganizzazione, a sud del borgo, di una serie di abitazioni nobiliari, masserie, ricoveri per animali da allevamento e depositi entro un grande cascinale quadrangolare a corte chiusa, caratterizzato dalla presenza di quattro torri angolari, fu in realtà, in ordine cronologico, la prima iniziativa del Moro a Vigevano, che la intese come centro di raccolta e organizzazione delle ricchissime entrate prodotte dal territorio, promuovendo attività sperimentali di coltivazione e allevamento, tra cui la nota introduzione del gelso e del baco da seta. La corte chiusa della Sforzesca costituisce un vero e proprio prototipo per la successiva architettura rurale lombarda, soprattutto per la regolarità grandiosa dell'impianto e per la rigorosa funzionalità; né il duca mancò di prevedere l'inserimento di orti e giardini, resi possibili anche dalle opere di regolazione delle acque; evitò invece di promuovere la realizzazione di una residenza signorile suburbana, consueta nelle corti quattrocentesche, rimanendo in questo senso legato alle abitudini dei principi tardomedievali.

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